"Nuove dinamiche manageriali nelle Pmi"

Dal 18 al 24 agosto 2019 presso la Fiera di Rimini si è tenuta la XL Edizione del Meeting dal titolo “Nacque il tuo nome da ciò che fissavi”. Sei giornate intense, con ospiti di rilievo, che hanno affrontato i temi legati all’attuale situazione sociale, economica e culturale del nostro Paese, in ottica anche di potenziale sviluppo futuro. Tra i numerosi incontri, segnaliamo «Nuove dinamiche manageriali nelle PMI», svoltosi il 19 agosto, presso l'Arena Cdo for Innovation, che ha visto come relatori Federico Visconti, Rettore LIUC Università Cattaneo e Paolo Bricco, Giornalista de Il Sole 24 Ore, moderati da Bernhard Scholz, Presidente Cdo. La struttura delle PMI italiane e il loro posizionamento nel panorama economico e sociale è stato uno dei temi trattati. Ritroviamo sul mercato imprese caratterizzate da un altissimo livello di creatività e da una particolare capacità di risolvere problemi con flessibilità. Se da un lato questi sono due punti di forza, dall’altro si riscontra una difficoltà a rispondere ai criteri di efficacia gestionale e di produttività richiesti dalla competitività di un’economia globalizzata. "Siamo in presenza di una forte imprenditorialità e di una scarsa managerialità" afferma Federico Visconti, evidenziando quanto sia importante che gli imprenditori, oggi, cambino atteggiamento rispetto alle tecniche di management e ai nuovi strumenti legati alla digitalizzazione. Per questo diventa fondamentale una nuova forma di managerialità, in cui si deve dare spazio ai giovani, più propensi al cambiamento e all’innovazione. Paolo Bricco, rafforzando la visione di Visconti, ricorda come in Italia "la figura del manager deve far fronte a negatività come la giustizia civile o le infrastrutture". L’investimento sul quale devono lavorare le imprese è quello di costruire una rete per migliorare il proprio posizionamento sul mercato. Clicca QUI per guardare il video dell’incontro.

Scholz: "Un'Europa per i giovani"

Dal Presidente Cdo, Bernhard Scholz, alcuni spunti di riflessione in occasione delle elezioni del Parlamento Europeo del 26 maggio 2019. Il Parlamento Europeo che verrà eletto il 26 maggio dovrà, insieme alle altre istituzioni europee, affrontare problemi che si impongono con grande urgenza e immensa complessità, e che richiedono importanti decisioni che incideranno profondamente sul futuro del nostro continente e dell’Unione stessa: i flussi migratori e l’integrazione dei rifugiati; la competitività globale delle economie europee; la sostenibilità del welfare e il calo demografico; le urgenze ecologiche; la trasformazione digitale e le biotecnologie; l’equilibro delle finanze pubbliche e l’esposizione dei debiti sovrani sui mercati finanziari; la sicurezza dei cittadini; una politica e una difesa comune in un mondo multipolare, imprevedibile e instabile. Sono tutti problemi che riguardano le condizioni di libertà e di benessere dei popoli europei, che chiamano, soprattutto, in causa la visione di uomo da cui si vuole partire. Molti cittadini europei temono che il loro standard di vita rischi di non essere sufficientemente tutelato o di non avere prospettive di crescita, vedono l’immigrazione come una minaccia e le nuove tecnologie come un pericolo; fanno fatica a comprendere le dinamiche economiche e sociali del mondo globalizzato in cui l’occidente non è più l’unico leader indiscusso. Ma, soprattutto, tanti cittadini europei vivono una crescente solitudine esistenziale che si manifesta in paure e risentimenti che trovano il loro sfogo sia nelle piazze sia, più facilmente, nell’ambito politico, spesso sovraccaricato di aspettative salvifiche. Questo vale nei confronti della politica in generale e nei confronti dell’Unione Europea in modo particolare, ormai ritenuta in tante occasioni non solo incapace di risolvere i problemi, ma addirittura la causa.  Bisogna, allora, porre alcune domande: è realistico pensare che i singoli Paesi possano tornare a crescere e prosperare al di fuori dell’Unione, affermarsi economicamente e politicamente da soli negli scenari globali con nuovi poteri emergenti? È proprio sicuro che i problemi dell’integrazione dei rifugiati si possano risolvere meglio a livello nazionale? Quanto una mentalità di isolamento autoreferenziale può favorire uno sviluppo pienamente umano e sociale? Tutto è riformabile, tanto più le istituzioni europee, che non sempre sono sfuggite al rischio di impostare gli strumenti regolatori come un fine e non come un mezzo. Ma che le grandi sfide epocali siano affrontabili meglio al di fuori, o indipendentemente, dall’Unione è una questione molto seria che non permette scorciatoie. Sperare che ci siano soluzioni senza ombre e senza compromessi di fronte alla complessità del mondo in cui viviamo risulta irrealistico, se non ingenuo. Soprattutto una unione fra 28 o 27 Stati non può essere affrontata con una mentalità massimalista. In questi casi il meglio diventa velocemente nemico del bene. Non esisterà mai un sistema politico ed economico perfetto, ma esisteranno sempre sistemi nocivi o sistemi migliorabili e questo vale anche per l’Unione.  L’idea che ognuno possa stare meglio ritirandosi nei confini della propria nazione nasce spesso non da riflessioni su fatti e dati, ma da un’insicurezza che vede nel rifugio sotto la protezione unica del proprio Stato una maggiore tutela. È su questa insicurezza e su queste paure che si innestano le più o meno accentuate forme di nazionalismo o regionalismo, anche a costo di relativizzare la democrazia e lo stato di diritto. Ma proprio la cultura che ha generato e reso unica l’Europa rifiuta una tale riduzione e identificazione esclusiva. Il patriottismo è altro dal nazionalismo perchè comprende che il bene della propria patria dipende dalla sua capacità di creare relazioni positive con altre nazioni, anche se questo può implicare inevitabili compromessi. Un’appartenenza è tanto più autentica quanto più sa attingere a fonti che portano linfa vitale alla propria crescita, nel confronto e nella condivisione. Proprio la storia dell’Europa insegna che ogni identità vera si arricchisce nell’incontro, non lo teme, ma lo cerca. Una identità chiusa in sé non è un’identità, ma un suo surrogato. È difficile immaginare che un ulteriore indebolimento della già troppo debole voce dell’Unione nella politica internazionale possa giovare ai singoli Paesi aderenti: nella nuova multipolarità di poteri politici ed economici emergenti, l’Unione è l’unica salvaguardia per le nazioni europee di non diventare del tutto marginali nell’identificare nuove direttrici culturali, politiche ed economiche del futuro. Nonostante le innegabili difficoltà, infatti, l’Unione ha contribuito ad un benessere come mai prima d'ora in questo continente, creando così anche condizioni favorevoli per validi sistemi educativi e formativi nelle singole nazioni. Potrà contribuirvi anche in futuro se si instaurerà un dialogo che parta da un’ipotesi di costruzione comune e non da una diffidenza reciproca e sistematica.  Il principio di sussidiarietà e l’autodeterminazione dei popoli devono rimanere punti cardini dell’Unione. Per questo ha senso che i temi legati alla cultura, all’istruzione, all’educazione, alla gioventù continuino a rimanere, come previsto dai trattati europei, competenza esclusiva degli Stati membri. Le competenze attribuite all’Unione sono, invece, o “esclusive”, come il commercio estero, il diritto di concorrenza, la politica monetaria, o “miste”, come la difesa, la sicurezza, l’energia, la mobilità, l’agricoltura, la tutela dei consumatori, la ricerca, la mobilità, le politiche sociali, la tutela dell’ambiente. Questa ditribuzione delle competenze è un ulteriore richiamo al fatto che la cultura europea, nella quale risiede il senso dell’Unione stessa, è prima di tutto affidata ai popoli che la compongono o, meglio ancora, ai suoi cittadini. Sarebbe del tutto illusorio pensare che la cura della cultura, che sta alla base della vita civile e politica, possa essere solo un compito delle istituzioni statali nazionali o europee. Stati liberi e un’Unione di Stati liberi possono favorire o ostacolare un certo tipo di cultura, ma non la possono generare. Senza una società civile che si assuma con una idealità vera le proprie responsabilità, nessun governo, neanche il più illuminato potrà mai raggiungere obiettivi soddisfacenti. In buona parte, il futuro dell’Europa non dipende tanto dalle istituzioni politiche, ma prima di tutto dalla consapevolezza vissuta che abbiamo noi europei di essere europei.  Pace, diritti umani, stato di diritto, democrazia rappresentativa, economia sociale di mercato, un welfare universalistico – queste sono alcune delle caratteristiche fondamentali che uniscono ancora oggi i Paesi dell’Unione. Una comparazione globale rende evidente che si tratta di un insieme di conquiste culturali e politiche uniche al mondo e niente affatto scontate. Considerando la grande diversità tra le singole nazioni e le tante avversità storiche fra loro, si tratta di un successo storico senza paragoni. Con il percorso che ha portato alla nascita dell’attuale Unione, sulle diversità è prevalso – anche politicamente – ciò che ha culturalmente unito questo continente: una civiltà nata dall’esperienza giudaico-cristiana che ha saputo raccogliere l’eredità del pensiero greco, integrandola con il diritto romano e accogliendo elementi significativi di altre tradizioni storiche e popolari; una civiltà che si è affermata attraversando tanti conflitti e crisi, facendo instancabilmente emergere il suo anelito alla salvaguardia della dignità della persona come unica, libera, creativa e responsabile. Il futuro della nostra civiltà dipende infatti da persone che vivono con questa dignità, coscienti che proprio in essa consiste il legame profondo fra il bene della persona e il bene comune. Per questa ragione bisogna promuovere i corpi intermedi nella loro vocazione a sostenere, attraverso relazioni stabili e solidali, l’iniziativa libera e responsabile della persona. Nel superamento dell’individualismo e della solitudine le società civili del nostro continente devono tornare ad essere luoghi di una socialità viva, creativa e accogliente. In questo senso, una particolare attenzione dev’essere rivolta ai giovani. Nella sua scommessa, il programma Erasmus è stato sicuramente una delle inziative più significative e simboliche promosse dall’Europa, che ha permesso a tanti studenti e, negli ultimi anni, anche ad apprendisti e giovani ricercatori, di valorizzare, attraverso la propria esperienza, la vita e la cultura di altre nazioni. In una recente indagine demoscopica è emerso che i giovani hanno molta più fiducia nell’Unione rispetto alle generazioni più avanzate. Non priviamoli di una condizione politica, economica e culturale che ritengono favorevole per costruire la loro vita. Potrebbe essere un’opportunità per tutti di dare fiducia, anzitutto a loro.

Credito per le Imprese Cooperative

In collaborazione con il nostro partner Arkadia GMA srl segnaliamo un’interessante opportunità legata al Fondo per il sostegno al credito per le Imprese Cooperative - Regione Lombardia. FINALITÀIl Fondo, istituito con la l.r. n.36/2015, è finalizzato a sostenere la creazione e la competitività delle imprese cooperative lombarde, nonché delle cooperative sociali e dei loro consorzi, con particolare attenzione alle iniziative intraprese da lavoratori provenienti da imprese sottoposte a procedure fallimentari ovvero in condizione di “svantaggio lavorativo”. BENEFICIARIPossono presentare domanda di partecipazione al bando le imprese cooperative (ivi inclusi i circoli cooperativi e le cooperative di comunità), le cooperative sociali e i loro consorzi che, al momento della presentazione della domanda di finanziamento, siano in possesso dei seguenti requisiti: essere PMI, come definite all’Allegato I del Regolamento di esenzione; risultare regolarmente iscritte e attive nel Registro delle imprese; avere almeno una Sede Operativa attiva in Lombardia, come risultante da visura camerale; essere iscritte all’Albo delle Società Cooperative; nel caso di Cooperative Sociali e dei loro consorzi, essere iscritte all'Albo Regionale delle Cooperative Sociali;non rientrare nel campo di esclusione di cui all’art.1 del Reg. (CE) 1407/2013 (de minimis);essere in regola con la normativa antimafia;non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi situazione equivalente secondo la normativa vigente;non appartenere alla Categoria “Cooperative di edilizia e abitazione”, prevista dall’Albo delle Società Cooperative, o non avere codice Ateco primario1 ricompreso nella sezione L (Attività immobiliari) della classificazione Ateco 2007;non avere codice Ateco primario ricompreso nella sezione A (Agricoltura, silvicoltura e pesca) della classificazione Ateco 2007, fatta eccezione per: i soggetti che, pur avendo codice Ateco primario ricompreso nella sezione A, realizzino il Progetto in una Sede Operativa separata avente esclusivamente un codice Ateco ricompreso nelle sezioni C (Attività manifatturiere) o G (Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli). Tale attività deve essere direttamente collegata all’attività avente codice Ateco A. Le imprese iscritte all’Albo delle Imprese Agromeccaniche di Regione Lombardia; risultare in regola rispetto alla verifica della regolarità contributiva. PROGETTI E SPESE AMMISSIBILISono ammissibili le seguenti tipologie di progetti: basati su programmi di investimento finalizzati all'avvio, all'ammodernamento e/o al potenziamento del ciclo produttivo, volti alla creazione di valore aggiunto economico e sociale;di Workers buy-out (WBO), ossia volti alla creazione e allo sviluppo di nuove società cooperative, mediante l’acquisizione di un ramo di azienda o di asset aziendali di un’impresa oggetto di procedura concorsuale, costituite da soci che, per almeno il 50% del numero totale, alternativamente: siano stati dipendenti dell’impresa oggetto dell’operazione di acquisizione del ramo aziendale o di asset aziendali della stessa; siano lavoratori in condizione di svantaggio. Sono ammissibili le spese fatturate e quietanzate a partire dal 1° gennaio 2019 ed entro il termine ultimo di realizzazione del Progetto, relative a: acquisto di beni strumentali nuovi o usati finalizzati all'avvio, all'ammodernamento e/o potenziamento del ciclo produttivo (attrezzature, macchinari, arredi, impianti, veicoli);acquisto, oppure rinnovo, di licenze di software, nel limite massimo del 25% del totale delle spese ammissibili;acquisto di immobili destinati all'attività primaria e/o prevalente;ristrutturazione e/o adeguamento di immobili destinati all'attività primaria e/o prevalente;(solo per i Progetti di WBO) acquisto di ramo di aziende o di asset aziendali di aziende oggetto di procedura concorsuale;spese per l’affitto dei locali destinati a sede dell’iniziativa, per un valore massimo corrispondente a 12 mensilità consecutive e comprensive di spese condominiali;servizi di consulenza o servizi equivalenti, nel limite massimo del 25% del totale delle spese ammissibili;spese di commissione per garanzie nel limite massimo del 2% delle spese ammissibili;spese generali (a carattere forfettario) pari al 5% delle spese ammissibili. La conclusione del Progetto deve avvenire entro un massimo di 12 mesi dalla data del provvedimento di concessione, elevabili a 18 mesi per investimenti a carattere immobiliare.Le spese complessive ammissibili non possono essere inferiori a: - € 20 mila per le cooperative costituite da non più di 12 mesi;- € 15 mila per i circoli cooperativi;- € 25 mila per tutti gli altri Soggetti Richiedenti. TIPOLOGIA E AMMONTARE DEL CONTRIBUTOL’agevolazione viene concessa nella forma tecnica di finanziamento a medio-lungo termine, fino al 70% della spesa ammissibile, con durata compresa tra i 3 e i 5 anni, di cui fino ad un massimo di 2 anni di preammortamento, con rate semestrali costanti. L’importo del Finanziamento richiedibile in domanda non può superare € 350 mila (€ 210 mila per le cooperative costituite da non più di 12 mesi ed i circoli cooperativi).Al finanziamento sarà applicato un tasso nominale annuo pari allo 0,5% (0,1% per le cooperative sociali e i loro consorzi e per progetti di c.d. “Workers buy-out”). In presenza di investimenti di carattere immobiliare, per i quali le voci di spesa “acquisto di immobili destinati all'attività” e “ristrutturazione e/o adeguamento di immobili destinati all'attività primaria e/o prevalente” costituiscano cumulativamente almeno il 50% del totale delle spese ammesse, la durata massima del finanziamento potrà essere elevata sino a 10 anni.Potrà essere richiesta apposita Garanzia Fidejussoria in relazione alla classe di credit scoring assegnata dall’Ente erogante in fase di valutazione economico-finanziaria del Progetto. MODALITÀ DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE La domanda di finanziamento può essere presentata a partire dalle ore 10.00 del 15 aprile 2019 con procedura valutativa a sportello fino ad esaurimento delle risorse disponibili.Per ulteriori informazioni contatta CdO Insubria via e-mail a segreteria@cdoinsubria.org o telefonicamente al 0331.1815529.

Assumi per attitudine, forma per abilità

La selezione è un’attività particolarmente delicata, perché legata al fattore umano, che per sua natura è piuttosto variabile; i comportamenti delle persone non sono completamente misurabili né prevedibili. Per questo si rivela molto importante seguire una strategia e una metodologia ben delineate e, soprattutto in fase di colloquio, analizzare alcuni elementi fondamentali. Approfittando delle suggestioni fornite da Patrick Valtin e Lawrence Sledge nel loro libro dal titolo “No fail hiring”, parliamo dei quattro criteri fondamentali che dovrebbero essere presi in considerazione nella valutazione dei candidati per operare una scelta: orientamento al risultato, buona volontà, competenza e personalità. L’orientamento al risultato è la capacità e la tensione di una persona verso il conseguimento di risultati lavorativi concreti, generalmente espressi numericamente.Con buona volontà si intende l’impegno e l’energia che una persona è disposta a profondere in ciò che fa. È la predisposizione a lavorare duro, a intraprendere cose nuove e a imparare più di ciò che sa. È l’attitudine positiva che una persona mostra di fronte ai problemi.La competenza è l’insieme delle conoscenze necessarie per eseguire un determinato lavoro con successo. La personalità è l’insieme delle caratteristiche comportamentali e delle attitudini di una persona. Include le sue idee, i suoi valori, i principi che guidano le sue scelte e i suoi comportamenti all’interno del gruppo e dell’azienda. Concordiamo nel sostenere che questi sono i quattro criteri fondamentali, i quattro assi. Ovviamente non hanno tutti la stessa importanza. Normalmente la maggior parte degli imprenditori effettua le proprie scelte di selezione basandosi sulle competenze tecniche; qualcuno privilegia l’impegno e la buona volontà, alcuni valorizzano molto i risultati del passato. Benché possano avere le loro ragioni, talvolta questi imprenditori incontrano dei problemi. Chi privilegia la competenza, spesso assume persone molto preparate e con notevoli conoscenze tecniche, ma che non si inseriscono facilmente nel gruppo, non accettano le procedure aziendali e si rivelano spesso persone arroganti e saccenti.Chi privilegia l’impegno e la buona volontà, spesso assume persone molto dedite e volenterose, ma non necessariamente produttive, organizzate e capaci.Chi si basa solo sui risultati del passato, assume persone d’esperienza che sovente però non sanno adattarsi ai cambiamenti o a nuovi modi di operare. Qual è quindi il criterio di scelta più importante? Il quarto: la personalità. Scegliere sulla base della personalità significa privilegiare le attitudini e i comportamenti rispetto alla competenza. È meglio scegliere persone brillanti e positive che possano imparare qualsiasi lavoro che ritrovarsi persone molto esperte con un pessimo carattere che difficilmente si riuscirà a modificare. Anche Peter Carbonara, autore del libro “Hire for attitude, train for skills” (assumi per attitudine, forma per abilità) sostiene che: “Assumere non significa trovare le persone con l’esperienza giusta. Significa trovare le persone con l’atteggiamento mentale giusto”. Inoltre, scegliere sulla base della personalità significa porre attenzione anche alla costruzione del gruppo. Non è semplicemente riempire un posto vacante in azienda, ma trovare persone che faranno crescere la squadra e che produrranno un clima migliore. Il 14 maggio, dalle ore 11.00 alle ore 13.00, presso il Best Western Cavalieri della Corona di Cardano al Campo, avrai la possibilità di approfondire questi e numerosi argomenti relativi al colloquio di selezione durante l'evento “Trova il candidato giusto: tips and tricks per la gestione di un colloquio”, organizzato in collaborazione con ONE4.

MITI DA SFATARE E “PRETESE” DA RAZIONALIZZARE

Scoperti i 5 preziosi consigli utili per selezionare i collaboratori “giusti” in questo secondo articolo di approfondimento sul tema parleremo di professionalità e di quanto essa sia determinante nella scelta del personale. Il processo di selezione infatti dipende per l’80% dalle tecniche adottate e solo per il 20% è legato alla sensibilità e alle abilità relazionali del reclutatore. Ciò che fa davvero la differenza è l’applicazione più fedele possibile della metodologia standard e solo successivamente entrano in gioco le valutazioni personali, l’intuito e l’esperienza. Di seguito alcuni principi fondamentali da tenere a mente: La perfezione non è di questo mondo.Una precisa funzione del colloquio è quella di farsi un quadro di quell’”investimento” necessario per assumere una nuova persona, comprensivo delle attività formative che si rendono eventualmente necessarie perché un neoassunto vada rapidamente a regime, prevenendo possibili complicazioni che potrebbero insorgere. Per certi versi, è possibile paragonare il colloquio agli esami clinici che un cardiochirurgo dispone prima di intervenire su un paziente. Capiamo perché.Enfatizzare un concetto significa caricarlo di rilievo, evidenziandolo con le parole, con il tono della voce, con la mimica o con i gesti. Propriamente l’enfasi è una figura retorica utilizzata da oratori e scrittori ma che appartiene anche al nostro modo di esprimerci e di pensare. L’enfasi è quella sottolineatura che ci porta ad esempio a dire: “Tu sì che sei un amico”, anziché semplicemente “Sei un amico”. Oppure “Non lo farei per tutto l’oro del mondo”, piuttosto che “Non lo farei mai”. Nella vita di tutti i giorni, negli affetti, nei discorsi, nelle riflessioni e nelle idee ci sono cose su cui mettiamo particolare enfasi. Dipende dalle nostre convinzioni. Talvolta però le convinzioni si traducono in pretese. Nella ricerca del personale l’enfasi che vizia l’atteggiamento di molti imprenditori è “Trovare il candidato ideale”. Dove ideale non corrisponde a “il migliore possibile” ma equivale a “perfetto”, come se la perfezione fosse di questo mondo. Talvolta il concetto di candidato ideale non è neppure troppo astratto: per l’imprenditore è un “clone” di sé stesso o di un collaboratore che, per limiti di età o altro, non è più nei ranghi dell’azienda e va sostituito. In questi casi il processo di selezione diventa una sorta di ricerca della pietra filosofale, la magica – ma purtroppo inesistente sostanza – capace di trasformare qualsiasi materia in oro. A proposito di pretese, nelle culture aziendali è radicata l’idea che basti impartire delle direttive perché un neoassunto, per il solo fatto di esserci e di venire regolarmente pagato, risolva tutti i problemi che una mansione e un ruolo comportano all’interno di un’organizzazione, senza necessità di alcun intervento di supporto e di accompagnamento da parte dell’azienda. È un po’ come se un cardiochirurgo, una volta trapiantato un cuore, si disinteressasse del decorso post-operatorio e omettesse i controlli periodici e i trattamenti intensivi che il caso specifico richiede.  Vi ricordiamo che tutto verrà approfondito nell’evento sul colloquio di selezione dal titolo, organizzato insieme a ONE4, “Trova il candidato giusto: tips and tricks per la gestione di un colloquio” che si svolgerà il prossimo 14 Maggio, dalle 11.00 alle 13.00, presso il Best Western Cavalieri della Corona di Cardano al Campo (VA).

Auguri di Buona Santa Pasqua

"Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe. Importate non è ciò che facciamo, ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo; bisogna fare piccole cose con grande amore" Santa Madre Teresa di Calcutta Il Presidente, il Consiglio Direttivo e tutto lo Staff di CdO Insubria augurano a Voi e alle Vostre Famiglie una Buona Santa Pasqua! Con l'occasione comunichiamo che i nostri uffici resteranno chiusi da martedì 23 a domenica 28 aprile 2019.